
Ma arrivò anche per questa terra la fama, seppur legata a dolorose vicende di guerra. La cronaca ed i bollettini della Grande Guerra s'occuparono, infatti, dopo la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), delle vicende che accaddero in questi luoghi, ed il nome Cavazuccherina tenne in ansia migliaia di madri e padri, di entrambi gli schieramenti, che avevano qui i loro figli, in trincee allagate, dove la malaria fece più vittime del fucile.
Con obiettivo la conquista di Venezia, l'Esercito Austro-Ungarico, dapprima superò il Piave il 14 novembre 1917, occupando il territorio Jesolano, e, dopo alcuni mesi di preparazione, sferrò l'ultimo assalto, Battaglia del Solstizio (15-24 giugno 1918), ma inutilmente: i fanti e marinai italiani, ancorati sull'argine destro del Piave vecchio-Cavetta, resistettero, e, dopo una controffensiva (2-6 luglio 1918), respinsero l'invasore al di là del Piave nuovo, in attesa dell'ultima spallata, conclusasi con la Vittoria del 4 novembre.
Inenarrabili disagi e sofferenze furono sopportate in quel periodo dagli Jesolani che frettolosamente dovettero abbandonare le case, raccattando poche cose, trovando rifugio nelle lontane retrovie del fronte (in tutta la Penisola) o, peggio, esser rinchiusi nei campi di prigionia, in terra invasa, da dove molti non tornarono.
A ricordo di quella tragica epopea, il Comune volle fosse eretto un ponte-monumento, inaugurato il 9 ottobre 1927 da S.A.R. Emanuele Filiberto, Duca d'Aosta, Comandante della III Armata che in quest'area arginò l'avanzata nemica, ricordando, sui quattro obelischi delle testate, i nomi dei caduti: i marinai del Reggimento S. Marco ed i 181 figli di Jesolo.![]()
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