Della Jesolo turistica, le prime notizie si hanno alla fine del 1800, quando aprì il primo stabilimento balneare, sul frontemare di piazza Marconi.
Subito dopo la Grande Guerra, l'attività turistica riprese con più lena, costruendo ville, colonie ed i primi alberghi. Nel 1934 v'erano 47 licenze di affittacamere, 24 esercizi pubblici e 4 alberghi stagionali.
Equilo, da equus = città dei cavalli, e, a seconda delle trascrizioni anche Equilio, Esquilio, poi Esulo, Lesulo, Jexulo, Jexollo, a seconda delle trascrizioni, oggi Jesolo, ebbe i natali durante l'Impero Romano quale vicus (= villaggio) su di un'isola in prossimità della foce del Piave: era una delle numerose tappe dove le imbarcazioni mercantili sostavano, soprattutto d'inverno, all'interno della laguna, al riparo da venti (Bora) e tempeste.
A queste tragiche vicende di guerre ed invasioni, s'accompagnarono anche disastri ambientali, provocati dal Piave, il quale, com'è noto, cambiò il suo corso diverse volte. Nella storia della nostra Regione, un posto rilevante è occupato dall’alluvione del 589, avvenuta due decenni dopo l’invasione dei Longobardi, della quale, Paolo Diacono, nel capitolo 23 del II libro della sua Historia Langobardorum.
I resti della Basilica di S. Maria Assunta di Equilo
Il Piave, dunque, iniziò a modificare, seppur lentamente, l'equilibrio ambientale, sia di Jesolo che di altre isole, e con le sue frequenti alluvioni diede inizio ad un progressivo interrimento, al quale, coi mezzi del tempo, era impossibile por rimedio, riducendo sempre più lo spazio acqueo che separava le isole dalla terraferma.
Anche se i fratricidi conflitti con Eraclea, nati per la supremazia, e le invasioni ridussero la sua potenzialità economica, rallentandone lo sviluppo, Jesolo crebbe comunque, potenziando i commerci con le città dell'entroterra, risalendo i fiumi, ma anche con l'oriente, veleggiando sul mare, esportando pesce, sale (aveva ben 32 saline) e prodotti lavorati, importando legnami, spezie e tessuti.
Verso la metà del XV secolo, la Serenissima, interessata a conservare e sviluppare i traffici commerciali sulle vie acquee interne verso il Friuli, avviò (1440) la costruzione, affidata a tale Liberal da Oderzo, di un manufatto (oggi scomparso), il quale, partendo dal Piave, si raccordava al Revedoli: per i navigli era quindi possibile, da Venezia, senza affrontare il mare aperto, raggiungere Caorle, e, per altri canali e lagune, Grado.
Ma arrivò anche per questa terra la fama, seppur legata a dolorose vicende di guerra. La cronaca ed i bollettini della Grande Guerra s'occuparono, infatti, dopo la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), delle vicende che accaddero in questi luoghi, ed il nome Cavazuccherina tenne in ansia migliaia di madri e padri, di entrambi gli schieramenti, che avevano qui i loro figli, in trincee allagate, dove la malaria fece più vittime del fucile.
Della Jesolo turistica, le prime notizie si hanno alla fine del 1800, quando aprì il primo stabilimento balneare, sul frontemare di piazza Marconi.
Subito dopo la Grande Guerra, l'attività turistica riprese con più lena, costruendo ville, colonie ed i primi alberghi. Nel 1934 v'erano 47 licenze di affittacamere, 24 esercizi pubblici e 4 alberghi stagionali.